La stagione estiva di Villa d’Este si apre quest’anno con una mostra dedicata al Ritratto barocco. Fino al 2 novembre 2008 la splendida villa tiburtina ospita 37 dipinti del Seicento e Settecento, provenienti da raccolte private italiane e straniere, raffiguranti papi, cardinali, principi e altre figure di spicco dell’età barocca. La mostra, curata da Francesco Petrucci, ci fa conoscere opere rappresentative di grandi ritrattisti attivi a Roma come Anton Van Dyck, Pompeo Batoni, Nicolas Régnier, Ferdinand Voet, il Baciccio, il Guercino e tanti altri. L’intento è stato quello di riportare la pittura all’interno di sale concepite sicuramente per accogliere una quadreria. L’apparato decorativo di Villa d’Este, ormai perduto, doveva avere, in effetti, anche una serie di ritratti di personaggi illustri dell’epoca. Dipinti che trasmettono con il loro fasto l’idea di una condizione sociale altissima, di una vera e propria casta. Sono ritratti che non esprimono stati d’animo, ma uno status sociale. Sono, come scrive Petrucci, «ritratti monumento, che devono eternare i personaggi in posa, destando ammirazione e nel contempo soggezione». Grande importanza viene data ai dettagli delle stoffe ricche, dei gioielli e dell’arredo. Il ritratto di Isabella Farnese, principessa d’Este, del francese Régnier, colpisce per la raffinata preziosità del vestito con intarsi di madreperla. Il ritratto di papa Clemente XIII, capolavoro di Anton Raphael Mengs (Spoleto, collezione privata), esposto per la prima volta in Italia, sembra fatto quasi esclusivamente di oro e porpora. <br><br><small>Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=275825 </small>