«Berlusconi vuole mettere in pratica le idee di Falcone? Non erano queste, e mi pare un’operazione molto scorretta quella di far parlare i morti, specialmente a distanza di così tanti anni». Abruzzese trapiantato a Palermo, magistrato in pensione, ex deputato europeo ed alla Camera con Rifondazione Comunista, Peppino Di Lello, 62 anni, che lavorò a fianco di Giovanni Falcone nello storico pool antimafia dell’ufficio istruzione di Palermo, è rimasto «molto perplesso» ascoltando le parole del premier. Perchè, Di Lello? «Non è la prima volta che gli esponenti del Pdl tirano per la giacchetta la memoria di Falcone in materia di giustizia. Lo ha fatto recentemente anche Gasparri. Adesso a parlare è direttamente il premier. Mi sembra molto scorretto dare voce ai morti». Ma Falcone era a favore della separazione delle carriere? «Falcone parlava in un Paese in cui era impensabile che un imprenditore televisivo ed editoriale di queste dimensioni andasse a fare il presidente del consiglio, protagonista di un conflitto di interessi senza precedenti, senza rispettare le sentenze della corte europea, colpito dalla prescrizione per il reato di corruzione della Guardia di Finanza». E poi?«E poi bisogna storicizzare e contestualizzare quelle parole. Falcone parlava di separazione delle carriere in un contesto europeo, auspicava una separazione dei ruoli tra pm e giudici per difendere meglio il principio dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78258