Partendo da lì, dal Mississippi di Oxford e di Clarksdale e passando per New Orleans ( The river in reverse, inciso in coppia con Allen Toussaint), è tornato a Nashville, e lì s’è circondato dei migliori musicisti acustici e neo-tradizionalisti sulla piazza: Stuart Duncan (banjo e violino), Mike Compton (mandolino), Dennis Crouch (basso), Jeff Taylor (fisarmonica) e Jerry Douglas, asso del dobro.
Siccome però questo è Costello, con tutta la sua innata britannicità e cultura enciclopedica, non aspettatevi un disco canonico al 100 per cento: i valzer, le square dance, i country swing, le ballate marinare e da saloon di Secret, profane and sugarcane nascondono una densità poetica da grande romanzo del Sud, ai tempi del circo Barnum, dello schiavismo e della guerra di Secessione, e qualche insolita angolazione di lettura.
L’espediente gli serve per ragionar d’amore, di cinismo sentimentale e di opportunismo politico, mentre altrove riemergono topos e situazioni più classiche della country music (il protagonista di Down among the vines and spirits affogato in una disperazione alcolica, quello di My all time doll insonne e roso dal desiderio), la vena beffarda e neoromantica del musicista: Sulphur to Sugarcane, il pezzo più mosso di un disco quasi tutto a passo lento, è un divertente ritratto di un attivista politico sciupafemmine in vena di confessioni e sbruffonaggini (le donne di Poughkeepsie si spogliano quando sono brille, e quelle di Ypsilanti pare non portino le mutandine); Changing partners un bell’esempio del Costello crooner che qui recupera una ballatona sentimentale e spezzacuori dal vecchio repertorio di Bing Crosby.
C’è buona sostanza letteraria, in questo disco che (parole dell’autore) parla di fiumi e oceani attraversati, di servitù e di colpa, di vergogna ed espiazione, di pietà ed empietà, di desiderio e d’amore, tra tutti unico sentimento assoluto.
Fonte:
http://www.rockol.it/recensione-3987/Elvis-Costello-SECRET,-PROFANE—SUGARCANE