La bocciatura da parte della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti del piano di salvataggio delle principali istituzioni finanziarie operanti oltreoceano avvenuta lunedì rende evidente la dimensione della crisi in corso. La crisi originata dai mutui subprime, non è soltanto crisi finanziaria. É superficiale continuare a condannare la finanza come come la peste del XXI secolo, attività autoreferenziale dominata dall’avidità dei suoi protagonisti, colpevolmente alimentata dall’ideologia liberista dell’autoregolazione dei mercati. I protagonisti della finanza hanno indubbiamente le loro colpe. Ma la crisi è economica e sociale. È crisi politica. Non solo per l’ampiezza delle conseguenze, ma per le sue cause. Arriva al capolinea un modello di crescita. Con esso, arriva al capolinea la legittimazione e la credibilità dei settori delle classi dirigenti della politica, dell’economia, delle accademie, dei media, che lo hanno alimentato e ne hanno beneficiato. Pertanto, non è particolarmente sorprendente che quasi la metà dei rappresentanti democratici e due terzi di quelli repubblicani si ribellino alle indicazioni delle loro leadership e affondino il Piano Paulson pur nella versione “controllata”. Per capire la portata di quanto avviene, dobbiamo domandarci se è un caso che la più grande crisi finanziaria della nostra epoca irrompe quando la distribuzione del reddito negli Stati Uniti torna a coincidere con quella degli anni ‘20 del secolo scorso, quella pre-New Deal.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79538